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Il Brasile punta sullo zucchero

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La coltivazione della canna da zucchero in Brasile ha vissuto un'​autentica rivoluzione: grazie alla lavorazione meccanizzata è stata proiettata nel 21° secolo, stimolando l'economia rurale per rispondere all'aumento della domanda

Di​ Lily Spender

Negli ultimi due decenni, il Brasile è stato il simbolo di una rapida crescita economica. Ma, fino a poco tempo fa, l’agricoltura era stata lasciata indietro rispetto a settori più fiorenti come l’edilizia e l’industria, con conseguente (e insostenibile) aumento della migrazione dalle zone rurali a quelle urbane. Oggi, grazie all’innovazione e alla tecnologia che stimolano enormi mutamenti nell’economia rurale, la situazione sta cambiando; in particolare con la canna da zucchero, diventata protagonista di una delle più importanti e profonde trasformazioni.

L’amara verità in merito all’industria della canna da zucchero è che per secoli ha danneggiato l’ambiente e le persone che vi lavoravano. Tradizionalmente caratterizzata da un lavoro molto faticoso, con gli addetti al raccolto che tagliavano a mano fino a 500 kg di steli all’ora, questo tipo di coltivazione è sempre stata un’attività massacrante, talvolta pericolosa, che ha contribuito all’inquinamento, all’erosione del suolo, all’uccisione degli animali oltre che alla distruzione dei loro habitat.

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Un camion Iveco viene caricato con la canna da zucchero; la trasporterà allo stabilimento Usina da Mata, dove sarà lavorata​

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In tutto il mondo, prima della raccolta i coltivatori davano fuoco ai loro campi di canna da zucchero per eliminare le foglie, taglienti come rasoi, e sbarazzarsi di pericolosi parassiti. Dopo che le fiamme avevano consumato le foglie e scacciato gli animali, i lavoratori procedevano con il taglio, e poi caricavano le canne sui carri per il trasporto agli zuccherifici per la raffinazione.

Grazie alla meccanizzazione, ora in Brasile quasi il 95% della produzione di canna da zucchero dell’intero paese è raccolta dalle macchine. Questo contribuisce ad attirare nuovi lavoratori nelle aree rurali, a diminuire l’inquinamento, ad aumentare la produzione e a proteggere la biodiversità.

Ma non è tutto. La raccolta meccanizzata permette anche di produrre energia, utilizzando le foglie, che prima venivano bruciate, con la prospettiva (secondo alcune fonti) di soddisfare fino al 20% del fabbisogno energetico del Brasile entro il 2020.

La meccanizzazione è stata stimolata dalla politica governativa, nell’ottica di promuovere la sostenibilità: la legislazione richiede che, dove possibile, la raccolta di canna da zucchero sia meccanizzata entro quest’anno. Nella principale regione produttiva del Paese, lo Stato di San Paolo, circa il 95% della canna da zucchero è ora raccolto meccanicamente, ed entro la fine di quest’anno questo tipo di attività riguarderà il cento per cento del raccolto da terreni con una pendenza uguale o inferiore a 12 gradi.​

Oggi Case IH, uno dei marchi di CNH Industrial, è il principale fornitore di macchine per la raccolta della canna da zucchero del Paese. Questi macchinari mietono in modo metodico, passando tra i filari di piante e staccando e separando le foglie a un ritmo di 100 tonnellate (100.000 kg) all’ora, mille volte più velocemente che a mano, tagliando la canna in pezzi di lunghezza regolare, rigettando di nuovo a terra le foglie rimaste e depositando il raccolto così selezionato direttamente sui carri che procedono a fianco dei macchinari. Il raccolto viene successivamente trasferito sui camion, che trasportano le canne da zucchero agli stabilimenti per la lavorazione e la raffinazione, mentre le imballatrici raccolgono le foglie rimaste al suolo, che saranno utilizzate per produrre energia.​​​​

Dopo solo pochi anni, gli effetti della meccanizzazione sono evidenti: da una parte un notevole contributo per rendere più redditizia e sostenibile la coltivazione della canna da zucchero e dall’altra la sensibile riduzione dell’inquinamento, con la diminuzione nell’aria di gas dannosi come monossido di carbonio, biossido di azoto, ossidi di zolfo e metano, così come elevati livelli di particolato. ​​

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La raccoglitrice di canna da zucchero Case IH 8000 Series Austoft®​

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Gli stabilimenti di trasformazione dello zucchero, come quello di Usina da Mata nella regione di San Paolo, usano meno acqua e hanno migliorato la biodiversità e la composizione del suolo. Anche la produttività è aumentata, e la lavorazione delle foglie per la produzione di energia ha assicurato una nuova preziosa fonte di guadagno, poiché l’impianto di trasformazione dello zucchero è autosufficiente e può addirittura vendere l’energia in eccesso.

Anche i benefici per il suolo sono estremamente importanti. Le alte temperature che si raggiungevano quando le canne venivano bruciate danneggiavano il terreno, aumentando il rischio di erosione e influendo negativamente sulle riserve d’acqua. Inoltre, questa pratica comportava anche l’obbligo di lavare la fuliggine dalle canne, una procedura lenta e impegnativa che adesso non è più necessaria in gran parte del Brasile.

Newton Antonio Chucri, responsabile dello stabilimento di trasformazione dello zucchero di Usina da Mata, afferma: “I nuovi metodi sono direttamente collegati alla salvaguardia del clima e dell’ambiente. Usiamo meno acqua e stiamo contribuendo al rimboschimento delle zone disastrate e alla preservazione della flora e della fauna”.

Ciò significa, inoltre, che per soddisfare la sempre crescente domanda di canna da zucchero la produzione può essere incrementata dagli attuali 2,5 milioni ai 4 milioni di tonnellate per stagione, usando meno campi da coltivare rispetto a quanti ne sarebbero stati necessari con i metodi tradizionali.

Chucri ritiene che la meccanizzazione sia una strategia doppiamente vincente: “Il taglio manuale non era un lavoro adatto all’uomo. Era un metodo necessario prima, ma ora possiamo farne a meno”.

La raccolta della canna da zucchero è sempre stata una maratona massacrante, della durata di otto mesi all’anno, sette giorni su sette, 24 ore al giorno, e costituiva un’opportunità di lavoro davvero poco attraente. La meccanizzazione invece ha reso questo tipo di lavoro più allettante.

“Negli ultimi 10 anni la crescita economica del Paese ha generato numerosi posti di lavoro nei settori dell’edilizia e dell’industria. La gente ha abbandonato i campi per andare a lavorare in città, anche se si poteva ancora guadagnare bene, ma mancava la volontà di continuare. La meccanizzazione sta cambiando questa tendenza, migliorando le condizioni del lavoro agricolo e portando formazione e istruzione in questo settore. Lo sta rendendo migliore”, spiega ancora Chucri.​

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​Case IH ha sviluppato un simulatore di raccolta, simile a quello di volo usato per l’addestramento dei piloti, per accrescere le abilità degli operatori e aumentarne la produttività. Il numero di incidenti e guasti è diminuito ed è migliorata la qualità delle colture, riducendo i danni alle piante. I simulatori hanno avuto un tale successo che nel 2014 sono stati inclusi in un progetto di istruzione mobile sponsorizzato dall’industria e sostenuto dal governo, per fornire supporto al settore nella crescente competizione con i produttori stranieri.

Il Brasile è all’avanguardia nella meccanizzazione dell’industria e altri Paesi lo seguiranno per replicarne le efficienze e raccogliere i benefici commerciali. Inoltre stanno arrivando altre innovazioni, come droni senza pilota che sostituiranno macchinari pesanti come camion, nastri trasportatori e macchine da raccolta, che possono danneggiare il suolo compattandolo eccessivamente. Terreni più curati portano a una crescita più veloce e a canne più rigogliose, con un ulteriore aumento della produttività. ​